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Descrizione

1825 GIORNI

RACCOLTA DI POESIE IN ARTE POVERA (pagine 160)

Che cosa rappresenti questa raccolta, io non lo so.  So, invece, che la stesura è postata in un ordine inverso. Ovvero:

“Le ultime sono le prime, mentre le prime sono le ultime”.

Cioè:

Questa raccolta comprende tutta l’opera letteraria compiuta dal 1° Gennaio 2006 al 31 Dicembre 2010, ovvero, 1825 giorni.

Leggeremo, dunque, a ritroso nel tempo, ma senza accorgercene. Infatti, chi può affermare il contrario? Gli argomenti sono giusto il risultato di una ricerca, la cui prospettiva, è un racconto insulso, senza proiezioni, con l’intento di trasferire in essi, l’amara verità di una “demagogia” civica in cui la società vince, sempre e comunque:

Sull’imbecille che ascolta, che dubita, che crede. E la menzogna si impone. Sempre

Il mio modo di affermare le cose, perentorio, o meglio, categorico, non nasce dall’illogicità di un qualsiasi “colui” che scrive, giusto perché vuole dire la sua.

Esso scaturisce, invece, da un “vissuto”, da una moltitudine di esperienze di vita pregne di “rogne” quotidiane, tanto per esprimermi con la terminologia più consona ai giorni nostri.

Quello che più m’impressiona (e che in fondo, mi ha forgiato), sta nella considerazione del fatto, che quelle “rogne”, non sono legate a un periodo più o meno breve della mia vita. Esse, sono la “costante” che scientificamente descrivo così:

 La costante (le rogne), è l’elemento (o grandezza), il cui valore rimane immutato, quando quello degli altri parametri o elementi con cui è in relazione, cambia. E’, dunque, il simbolo che le rappresenta, che le caratterizza. Questa, poi! Scoprire che una regola (matematica e/o fisica) ha potuto sconvolgere la mia esistenza, mi stupisce davvero tanto.

Non che sia possibile, ma quantomeno, sancito che essa esiste, stranamente si scopre che ipoteticamente può essere applicata per calcolarne gli effetti. Infatti, se la applico all’affermazione testé enunciata, scopro che sono trascorsi quarantacinque anni, con addosso il peso delle rogne, mentre l’età è avanzata, una figlia si è maritata, l’esperienza è cresciuta, gli amici si sono allontanati, i miei nemici hanno goduto benefici, ecc…

Evito  di fare reportage  dei mille e più ricordi di una vita di continue lotte.

Dunque?

Da questi riscontri, scaturiscono le mie ragioni, scritte e descritte in una lirica elevata all’ennesima potenza.

L’amore, l’odio, il rancore, l’indifferenza, l’entusiasmo, la tristezza, la gioia, il sospiro, la rabbia, l’impotenza, la possanza, la tolleranza, l’intolleranza, la nostalgia, l’ingenuità, la malizia, qui sono trattati con l’inequivocabile intento di risolvere un enigma.

Scopro con amaritudine (nel vero significato del termine del più dotto latino), che poemetti, liriche, poesie, acrostici, a tutto sono serviti, fuorché ad allontanare la “costante”.

Confesso, però, una cosa:

Se sono ancora in vita, lo devo ad una costante contrapposta:

L’amore per la scrittura prima, e per la musica poi. Si, perché, proprio l’attimo prima della resa, la musica, con il suo avvento, ha contribuito a dare man forte all’amore per la scrittura, rinnovando dentro me, quelle energie che stavano oramai venendo a mancare.

Il tema di questo libro che non ha padrone, non ha spazi che lo possa contenere, perché quel “padrone” che pur sono io, suscitato da fantasie inequivocabilmente celesti, si è visto limitato nel personale intervento letterario, solo per porvi manualità d’esecuzione, mentre i fiumi di parole costituiscono il dono che il cosmo mi ha riservato. 

Se poi questo cosmo è abitato da Divinità, da Maestri, da Saggi e Dotti, da Angeli, costoro, tutti, sono certo, si sono prestati per illuminarmi, per arricchirmi dell’insieme poetico, che da qui in poi si leggerà.

Una nota stonata, tuttavia, che disturba il mio bell’udire, c’è; saperlo, poi, mi amareggia, mi’inasprisce, mi esacerba, mi’intristisce, mi ammanta di rabbia… m’impensierisce. 

Una preoccupazione giustificata la mia; Questo, perché sono consapevole che il cosmo ospita anche figure ambigue, spiriti malefici, angeli declassati, entità deturpanti, venti d’opposizione, mari burrascosi. 

Costoro, fanno parte della schiera di molestatori del pensiero, che in più occasioni hanno tentato di creare in me, confusioni a dir poco pazzesche; hanno suggerito frasari poco ragguardevoli, ad esempio, che in quest’opera si possono leggere. Hanno… però, senza riuscirci.

Ciò è dimostrato in questo libro. Difatti, basterà leggere, tenendo conto di ciò che affermo, perché via via che le poesie scorreranno sotto gli occhi del lettore, si paleserà chiaramente che queste figure, una a una, puntualmente vengono smascherate e rese innocue, laddove hanno contribuito con la loro intrigante influenza, nel tentativo di deturpare il “bello” dell’animo del poeta.

 “Di non facile lettura ciò che scrivi”, spesso mi si rimprovera.

Chi lo afferma non ha poi tutti i torti. Peccato, che ad affermarlo siano stati soltanto dei lettori superficiali, mentre altri (che io definisco attenti), avendoci messo il cuore oltre che l’attenzione, hanno apprezzato le mie maniere espressive e  si sono poi spinti in commenti di stima e di incoraggiamento per l’opera, non facile, intrapresa… conclusa.

Uno tra i tanti è questo, una breve recensione. La riporto testualmente:

“Non esiste binomio più adeguato, per tentare di descrivere e circoscrivere il vertiginoso creare di Giovanni, autore versatile e poliedrico sia in senso strutturale sia per il contenuto delle sue opere, musica è per lui qualcosa che proviene dal reale, dalle cose che ci circondano, un segnale delle armonia e disarmonie insite nel nostro vivere e nel nostro sentire, nell’amare e nel soffrire, in sentimenti di dolore rabbia sconforto impotenza.

Il suo modo di interpretare la vita è fatto di inquietudine e perplessità, disincantato e drammatico, eppure non c’è alcun intento didascalico nei suoi versi di denuncia, piuttosto il grido di dolore di fronte ad un’umanità dolente e indifferente, che accetta gli inganni anche quando non sono più dolci in cambio di qualche analgesico da supermercato. 

Ed esprime tutto questo in musica, con la sua personalissima musica anche quando scrive versi, che dal punto di vista strutturale sono quanto di più fantasioso e destabilizzante si possa leggere tra di noi:

spezza e reinventa endecasillabi mischiandoli in modo originale a perfetti novenari, oppure a versi completamente destrutturati quanto a lunghezza e ritmi interni, con effetti sonori sorprendenti… sembra proprio di sentirlo suonare e cantare anche quando la musica, apparentemente, non c’è.

Difficile fare una scelta delle sue poesie, ne ho scelte alcune che a mio vedere meglio rappresentano quelle sapienti demolizioni del verso classico di cui ho appena parlato”.

Non riporto qui le poesie a cui il recensore si riferisce, perché esse sono contenute in questa raccolta e non mi dilungo oltre, per non fare di questa premessa un “romanzo”.

Mi limito soltanto ad augurarvi… Buona lettura.

 

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