Occafè e don Raffaè

‘O ccafè e don Raffaè

L’uno e l’altro non possono essere scissi. Tra loro un compendio irresistibile, sia per quanto squisitezza l’uno e per insoppribmibile autorità l’altro. Ecco che scrivo ” ‘O ccafè e don Raffaè “

Che il caffè di Napoli fosse il migliore da sempre, lo sapevo, ma quando l’ho constatato di persona me ne sono convinto ancora di più, quando per la prima volta a 18 anni mi ritrovai in un bar napoletano nei pressi della stazione ferroviaria centrale.

Chiesi un caffè, lasciando la monetina d’offerta sullo scontrino. Il cameriere ritirò moneta e scontrino ma il mio caffè tardava. Al che chiesi al cameriewre: “Scusi, ho chiesto un caffè, se ne è dimenticato?” E il cameriere: “Signore” (ero poco più di un ragazzino) ” il suo caffè è in macchina, fra poco arriva”. Guardai e vidi la mia tazzina e il caffè che scendeva goccia a goccia. 

Pensai tra me: Sarà un caffè freddo e schifoso. Il cameriere poggiò la tazzina sul piattino: “Ecco il suo caffè, signore”. Lo sorseggiai diffidente, ma la sorpresa fu da favola. Il caffè era bollente e di una squisitezza che non vi dico.

Allora aveva ragione Domenico Modugno a celebrare il caffè di Napoli con la sua canzone

” ‘O CCAFE’ “

… Eccola.

https://youtu.be/TGD4FV6-Nv8?list=RDTGD4FV6-Nv8

Ma non finisce qui, perché c’è un altro grande poeta della canzone italiana che celebra il caffè di Napoli. Chi è costui? No! non è Carneade, ve lo dico io, mica sono don Abbondio, l’inculturato per eccellenza manzoniano; Sono Giovanni Nachira, il poeta della canzone italiana, come Modugno, come De Andrè. 

Ah, scusate, è proprio De Andrè l’altro cultore del caffè napoletano. Del resto, chi fuma di solito accompagna il fumo con il caffè. Almeno così era per me: Sigaretta? caffè! poi smisi di fumare, ma il caffè ce l’ho ancora nel sangue.

‘O ccafè e don Raffaè

Chi ha mai messo a confronto le due canzoni tanto famose? Se non sono io il primo, sono comunque uno dei tanti. Lo faccio disinvoltamete senza togliere merito all’uno o all’altro artista. E credo che De Andrè abbia reso grande merito a Modugno se ha preso spunto dalla sua ” ‘O ccafè” per poi cantare don Raffaè che per certi versi somiglia tra Intro e stacchi e per struttura dei versi, che in diversi momenti viaggiano in parallelo. Ma veniamo agli autori:

‘O ccafè; Canzone di Domenico Modugno e Riccardo Pazzaglia (1958)59)

L’autore del testo di “Don Raffaè” è Fabrizio De André, che l’ha scritto insieme a Massimo Bubola. La musica è stata composta da Mauro Pagani.

Fin qui tutto bene, nel senso che dal web si desume chi siano gli artefici delle due canzoni in esame.

Tutto bene? direi di no, in un certo senso; Modugno il suo capolavoro lo scrisse nel 1959, mentre De Andrè piubblicò Don Raffaè nel 1990, ben 31 anni dopo. Ma è normale, FABER è uno (dico è, riferendomi alla sua poetica a carattere schiettamente culturale tutto’ora viva) a cuoi piace navigare nel mondo della musica di ogni genere, tra cui l’italiana, la musica tradizionale francese (in particolare dalla chanson, con Georges Brassens come maggiore influenza), la musica medievale e trobadorica, il folk e il blues americani (ispirato da artisti come Bob Dylan e Leonard Cohen), e la musica mediterranea (con strumenti nordafricani, greci, occitani e turchi, evidenti ad esempio in “Creuza de Mä”).

‘O ccafè e don Raffaè

Allora, a pieno titolo Fabrizio De Andrè, con la sua versione modugnana di ” ‘o ccafè ” mutata in ” don Raffaè ” conquista un podio importante mentre il pubblico, da buon intenditore, pone le due versioni canore in una condizione di pari merito.

Ascoltate la sua Don Raffaè e poi traetene il vostro pensiero.

https://www.youtube.com/watch?v=tVxcBsMqMVw&list=RDtVxcBsMqMVw&start_radio=1

O ccafè e don Raffaè          MA IL TEMA?

E’ il caffè? Forse sì, o forse no. Per Modugno è Napoli, con il suo odor di caffè, tutta Napoli, che lui coinvolge con le sue lusinghe ai gusti, alla passioni, alla cultura di un territorio che non è solo Italia, ma è Napoli: sapori di cucina, risa di proverbiale allegria, gridi di dolore, canzoni del cuore. 

Possiamo dire altro? veremente ce ne sarebbe di storia da raccontare, ma in questo caso sto parlando di un ARTISTA a tutto campo come Modugno, pugliese per nascita, come me del resto. Nato a Polignano a Mare (BA) il 9 gennaio 1928 e è morto a Lampedusa (AG) il 6 agosto 1994. Ha vissuto a Polignano a Mare e, per motivi professionali legati alla sua carriera di attore e musicista, ha vissuto anche a Roma, che è diventata il centro della sua vita artistica.

La sua Poliedricità si è espressa non solo con la musica, ma anche attraverso il teatro, il cinema (da attore e regista). Anche la televisione lo ha visto come un personaggio d’arte fondamentale per la sua struttura performante. Insomma,  Modugno ha fuso musica, poesia, teatro, cinema raccontando l’Italia in molte delle sue sfaccettature, politiche, sociali, di fede, di tradizione popolare.

Poliedrico anche nel vernacolo, dialetti che che ha interpretato alla perfezione. Lo riconosco nel salentino, nel napoletano e nel siciliano, per i quali si è distinto esprimendosi con maestria e competenza linguistica. In particolare però, il grande Modugno ha acquisito profonda conoscenza del vernacolo napoletano dal suo co-autore dei suoi testi, Riccardo Pazzaglia, puro sangue napoletano.

DE ANDRE’

Cosa dire dell’immenso FABER? Tra i due artisti noto una affinità proverbiale, ma con meno attributi d’arte. Difatti De Andrè non ha fatto teatro, nè cinema, tuttavia è stato un grande per la sua poetica, forse anche più corposa rispetto alla poesia modugnana. Cultturalmente Faber ha acuisito conoscenze teoriche notevoli, da studioso e lettore qual’era. Ciò gli ha permesso di spaziare tematicamente su diversissimi fronti d’arte poetica e musicale, raggiungendo una popolarità direi mondiale. Il suo tema, che io definisco a largo raggio, oggi pare voglia essere preso quale materia di studio nelle scuole, giusto  per la sua poetica, particolare, enigmatica,  Concordo, ma prendendo a titolo culturale buona parte della sua produzione, escludendo qualcosa che resta solo quale espressione d’arte abbastanza comune.

Cosa dire della sua “DON RAFFAE’? Intanto Faber stesso definisce il suo un “vernacolo napoletano maccheronico”, in fondo è vero, giacché ascoltando la canzone, si riscontrano prese in italiano schietto frammiste a una sorta di napoletano improprio. Nulla però squalifica la canzone che in quanto a tema affronta l’oggetto “camorra”. significatamente indirizzato a Raffaele Cutolo, all’epoca in carcere.

Un carcerato, stando  a quanto Faber narra, stimato persino dal suo carceriere. Non di poco conto la capacità descrittiva di un sistema tipo mafia, dove il “DON” detta legge e impone il suo “DIKTAT”.

Meditiamo, amici e impariamo a distinguere tra arte e arte, tra poetica e poetica, tra meriti e demeriti, perché, si dice, non tutto ciò che luccica è oro.

 

O ccafè e don Raffaè

 

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Di Gianni Nachira

E' presto detto: Da lavoratore, una volta raggiunta la pensione, sono riuscito a prendere in mano il sacco dove per anni sono state rinchiuse le mie passioni in campo artistico. Non è stato facile, perché l'età e l'impossibilità di farlo a tempo debito hanno parlato chiaro: "NON PUOI". Al ché io ho risposto: "Ma davvero?" Allora mi sono cimentato a fare teatro, a fare musica. FARE, CREARE, senza mollare e nonostante le difficoltà che la vita ancora oggi mi pone ad ostacolo, proseguo imperterrito sfidando il fato che da quasi sessant'anni mi assegna una sorte avversa. In questo mio sito ho messo insieme una parte di me e continuerò a farlo perché rimanga traccia di una storia di vita forse banale, ma comune a molti.