CHIODI DI GHIACCIO (poesie)

chiodi di ghiaccio

CHIODI DI GHIACCIO (poesie)

Chiodi di Ghiaccio

Il titolo parla da sé. L’immagine di copertina la dice lunga sul senso della vita, ma soltanto il lettore potrà meditare sulle molte verità che le poesie raccontano. I chiodi di ghiaccio (poewsie) si conficcano in una mano, sanguina la mano, ma rimane viva, calda.

Vita, morte, sofferenza, gioia, dolore, pace, guerra, odio, tormento sono i risvolti dell’esistenza umana. Non basta sapere che sono presenti e non basta accettare tuto come fosse destino. Occorre impegnarsi in una meditazione profonda.

Lo spunto per meditare lo offrono tantissime poesie presenti in questo libro, per cui, al di là di una lettura superficiale, si scorge un mondo reale diverso, quello delle considerazioni da farsi, degli atteggiamenti da assumersi, delle decisioni da prendersi.

La mano trafitta si mostra sanguinante, ma non è quella del Cristo: E’ la mano del poeta, è la mano di chiunque subisca gli effetti del disamore. Non chiodo di ferro, ma di ghiaccio; Significa che il ghiaccio, il freddo di chi non ama, penetra…e duole.

Ci sono versi duri, in questo libro. Un je accuse verso un sistema socio/politico/economico attuato dai governi questa Italia sconquassata, che in apparenza si mostra più e meglio di una bella e fascinosa donna al mondo intero, nascondendo -almeno ci prova- le magagne che la contraddistinguono.

IL DUBBIO

E’ possibile pensare che una qualsiasi raccolta poetica -peraltro edita da un perfetto sconosciuto possa elevarsi sì tanto? Sarà presunzione? Sarà la presentazione di un illuso? E chi può dirlo? Una cosa la so ed è questa:

Il mondo è abitato da circa sette miliardi e ottocento milioni di persone. Tra queste, una infinità di esseri umani giace nella sofferenza, stretta  nelle trame della povertà, schiava di un potere infingardo.

Questo libro è scritto per questa infinità di persone sofferenti. Non a caso scrivo giusto una poesia che ha dato fisicità al libro dal titolo:

CHIODI DI GHIACCIO

Ecco, si distende forzatamente l’uomo, trattenuto con odio innaturale dalle bestie di turno, lungo pali di legno fatti a croce, per trafiggergli le mani ed i piedi, con vili chiodoni di ferro aguzzo.

S’innalza imponente, il legno, per mostrar la gloria del potere e nessun sa ancor vedere nel volto dell’Uomo in croce, la smorfia d’Amore, che nel dolore, di Dio dichiara la vittoria.

Bestie di turno ancor oggi il terrore incutono all’uomo che va, predicando la pace, avvolto d’amore come d’un manto, arrossando di sangue un’altra croce, che all’ombra di quella s’innalza.

Chiodi di ghiaccio che l’amor non scioglie, conficcano il novello legno e l’odio innaturale ripete il delitto, appendendovi là il solito giusto, che come Cristo ieri, oggi muore per non dare vita, ma esempio d’amore.

 

L'uomo del marciapiede

 

chiodi di ghiaccio 

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