LETTERA A PAPA’

lettera a papà
LETTERA A PAPA
*** Sai, papà, forse hai sbagliato con me, imponendomi qualcosa che non avrei mai voluto fare nella vita. Non ho però motivo di avercela con te, se non quello di farti semplicemente sapere con questa lettera, che non ho mai condiviso la tua scelta.
lettera a mio padrePartire, senza neppure esserne al corrente, per ritrovarmi in una terra che non mi appartiene, mi ha fatto stare male e per qualche tempo ho sofferto; Poi me ne sono fatto una ragione e sono rimasto qui, perché sono un uomo (allora ero un ragazzino ancora) e come tale, mantengo sempre ciò che mi riprometto.

L’ADDIO (22 Febbraio 1966)

Quel giorno semi funesto, giurai su Dio e sul mio onore, che non avrei mai più fatto rientro nella mia pur tanto amata terra, forse per punirti, mentre alla fine scopro di aver punito soltanto me.
Il distacco dalla famiglia, dagli amici, dai giochi di un’infanzia spezzata, furono per me tragedia.
Incominciai allora a viverlo quel distacco e, mio malgrado, lo sto vivendo ancora oggi, all’alba di ben 54 primavere trascorse.
Sono davvero tante e non riesco a capacitarmi sul perché mi sia stato letteralmente impedito di fare rientro nella mia terra. Sembra che forze soprannaturali abbiano preso sul serio il mio proposito e si siano prodigate per far sì che ciò accadesse.
E’ accaduto! Tuttavia mi è stato concesso il rientro per assistere a 3 funerali su 5, il tuo e quello di due fratelli prematuramente rapiti da questa terra. Per la mamma, no e neppure per un altro fratello.
Qui dove sono, c’è una prigione che mi tiene segregato, ma è vasta 24.090 Kmq ed è pure circondata da un mare impietoso che la separa dalla terra ferma.

LA VITA STORPIA

lettera a papàLe avversità della vita sono state tante, troppe; Gli eventi negativi si sono succeduti negli anni, distruggendo i miei progetti, le mie iniziative, le mie attività, come si distrugge un castello di sabbia che un onda più lunga investe e rade al suolo, incurante delle lacrime del bambino che aveva messo tanto impegno nel costruirlo sul bagnasciuga.
 
Papà, ma che ti scrivo a fare? Non ho il tuo indirizzo e il luogo in cui ti trovi immagino non abbia un ufficio postale. Avessi almeno la certezza che vivi in Paradiso, forse un Angelo potrebbe recapitartela questa mia lettera.
Se putacaso invece tu dovessi trovarti -mai Dio voglia- all’inferno, nessun demone avrebbe pietà di noi e questa lettera brucerebbe nel fuoco degli inferi e non ti verrebbe mai recapitata.

Gli anni hanno fatto la storia sulla mia pelle; Uno dopo l’altro sono trascorsi, lasciandomi un ricordo, sempre amaro, come il fatidico 1987. In quell’anno, il primo che sembrava dovesse risolversi con il successo in ambito lavorativo per gli ottimi risultati conseguiti l’anno precedente, fui preso di mira da una masnada di delinquenti del luogo i quali ordirono contro me un diabolico piano che si può considerare più grave di un sequestro di persona. Pagai il riscatto: 400.000.000 di lire, ma non ottenni mai la libertà, perché su me incombeva (e grava tuttora) una pesante minaccia di morte. Mi portarono via anche l’azienda.

IL SILENZIO

Oggi rompo il silenzio, caro papà, così anche tu puoi aggiornarti sulle vicissitudini amare della mia esistenza. Oggi non temo più i miei sequestratori e, anche se dovessero ammazzarmi, andrei fiero di me, della mia integrità morale, perché so che i maledetti sono solo dei vigliacchi e, si sa, costoro colpiscono alle spalle e sono anche bastardi 

Papà, del resto ti devo informare su quello che mi accade, perché è giusto che un figlio parli con il proprio genitore. Se però costoro volessero rivendicare il loro diritto alla delinquenza, facciano pure… troverebbero un guerriero, un invincibile lottatore. Se poi volessero sapere da dove mi viene questa forza, glielo direi così: E’ la forza dell’amore verso i miei cari, che avete toccato minacciandoli, come avete fatto con me.

Si, papà, questa mia esperienza amara avrei voluto non raccontartela; Avrei preferito risparmiarti il dolore che immagino tu stia provando nel sapere a quale pericolo mi sono esposto, in quale ambiente ho vissuto in tutti questi anni.

Il silenzio: Questo è ciò che ho fatto. Ho taciuto e nessuno (o quasi), sa quanto mi sia costato il silenzio, dopo avere sperimentato quale sia l’inefficienza delle forze dell’ordine, indifferenti per quanto mi è accaduto.

IL 2019

Ormai questo benedetto (o maledetto?) 2019 sta esalando il suo ultimo respiro. Sento già il suo rantolo, come di un animale morente; Sferra i suoi ultimi attacchi, alla cieca e, nonostante stia per finire, colpisce e fa male e non me la concede l’opportunità che chiedo.
No, perché questo tempo, questi trecentosessantaquattro giorni sono stati maledettamente lunghi e colmi di guai; Che farà nell’ultimo suo giorno?Si impietosirà? Si riscatterà?
Avrei voluto che mi venisse concessa l’opportunità di visitare le tombe di tutti voi, rivolgervi un pensiero insieme a una preghiera… Mi resta solo l’amarezza, la tristezza, una lacrima asciutta.
Una parola dura però la sto conservando per l’ultimo minuto di vita di questo funesto duemiladiciannove. La pronuncerò caricandola di una forza inaudita e l’eco nella valle non cesserà tanto facilmente e s’espanderà sino ai confini della mia tanto amata Terra.
Buon 2020 papà e anche a voi tutti, cari estinti. Ovunque siate la vita oltre la morte vi sia di pace e, se Dio concedesse a voi d’essere Angeli, so che volereste verso me, per soccorrermi.
 
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Lettera a papà -Racconto breve di Gianni Nachira-
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