HO VISTO NINA VOLARE, il mio pensiero

ho visto Nina volare, il mio pensiero

HO VISTO NINA VOLARE, il mio pensiero.

Ho visto Nina volare il mio pensieroIL TESTO DELLA CANZONE “Ho visto Nina volare”, da quando l’ho letto per la prima volta, mi ha lasciato perplesso: Un ombra abbastanza scura offuscava la mia vista interiore; Uno sconcerto di fronte a versi sì espressivi e allo stesso tempo incomprensibili.

Mi sono imposto di studiarla, cercando di dare dei significati plausibili ad ogni verso anzi, ad ogni strofa.

Incominciando con quel “Mastica e sputa miele e cera, sono risalito ai cultori dell’apicoltura che oltre al miele, ricavano con apposite lavorazioni di purificazione anche la cera, quella che comunemente si usa per fare candele o in cosmetica e farmaceutica, oltre che per produrre lucidanti per pelli e legni.

 

ALLEGORIE

Mi è parso chiaro così, l’intento allegorico che il Poeta ha voluto nascondere nei suoi versi presi in esame: Ermetismo che soltanto altri poeti e letterati possono svelare. E siccome m’è naturale sviscerare versi, ho dedotto l’allegoria che qui rendo esplicita, circoscrivendo la questione intorno alle problematiche dell’uomo, piuttosto che della donna. Ecco il sunto:

L’esistenza umana è soggetta  a diverse realtà che possono condizionare  lo stato comportamentale, sia evidenziando pregi che difetti e dunque, virtù o recondito malessere.

Da profondo analista dello scibile umano, Fabrizio ha voluto mettere in luce pensieri nascosti di chi si pone il quesito sul fare o non fare una cosa, sul compiere o meno un atto, considerando quale male potrebbe risultarne, compiendolo.

“Mastica e sputa” sta per pensare e valutare… e scindere il bene e il male, come si fa con il miele e con la cera. Il miele è il dolce, il bene, che non ha sottoprodotti; E’ unico e univoco il suo effetto. La cera invece si presta a più lavorazioni e il poeta in quella ci mette il male, la violenza, con tutti i aspetti che ne derivano nell’attuarlo.

Un invito ad analisi profonde, dunque rivolto alla gente (o a sé stesso).

La “luce lontana più bassa delle stelle” è una luminescenza che si accende nella coscienza. Mentre la luce delle stelle nessuno la può oscurare, salvo le nuvole passeggere, quella della coscienza è guidata da una “mano” ovvero da un volontario agire di un individuo che, quando essa appare, spesso egli stesso la spegne. E quando la coscienza tace, l’azione che ne consegue non sarà certo un atto di virtù.

Nina: Un’adolescente (o forse una bambina). Ieri come oggi, il “violentatore” c’è sempre stato. Chi non bada all’età della sua vittima; Chi “deve” dare sfogo ai suoi impulsi maniaci, per stare bene (o più male), dopo.

NINA, UNA PERSONA  REALE

Nina, però, è una persona reale, vivente, che De André conosce bene, perché abita nella casa accanto e che rivede ogni anno nei mesi estivi. Forse un amore, il suo primo amore, perdutosi poi nel tempo e negli spazi diversi che De André frequenterà crescendo. Nina è l’amichetta di giochi della sua infanzia. Anche se la canzone scritta dopo molti anni è dedicata a lei, non la priva delle dovute considerazioni circa i contenuti, frutto di esperienze che l’autore ha vissuto e continuava a vivere.

Nina va su e giù nell’altalena, vola spensierata, sente l’ebbrezza del vento che le sfiora il viso… Gode.

Ho visto Nina volare, il mio pensieroL’uomo vede Nina volare e si ripromette di prenderla uno di questi giorni. Per fare che? Non per darle una caramella. Piuttosto, per violentarla, per appagare quel maledetto desiderio (bisogno) di sesso che lo tormenta. E’ autunno e lo scempio medita di farlo prima dell’inverno,

Si potrebbe presumere che costui non è un uomo fatto, bensì un ragazzo, un giovanotto, poiché in fondo sa che ciò che vorrebbe fare non è né giusto, né buono. Ha paura di suo padre, difatti, sa che dopo dovrebbe fuggire lontano, per non subire l’ira de genitore, uomo dabbene, certamente, altrimenti l’idea di fuggire, non gli sarebbe venuta in mente.

ERMETICA

Nella seconda parte l’ermetica dei versi è per me ancora più complessa, quasi omertosa, impenetrabile. Tuttavia, uno sforzo di cuore mi suggerisce a pensarla in questo modo:

Il ragazzo gira la medaglia e sputa la cera prima del miele. Vuole vedere se così facendo qualcosa cambia. Si rende, però conto che invertendoli, quei fattori, il risultato non cambia.

Si fa avanti l’ombra. “Stanotte è venuta l’ombra, l’ombra che mi fa il verso”: Il tarlo, l’ossessione, la parte oscura che spegne il lucignolo, il maledetto che si fa beffe del benedetto buon senso che la coscienza gli suggerisce. Questa volta il ragazzo reagisce energicamente e non si lascia prendere mente e cuore dall’ossessione. Tira fuori tutta la sua forza di volontà (il coltello) e mostra di possedere la forza della saggezza (la maschera di gelso -il gelso, difatti è considerato anche l’albero della saggezza-) costituita dal mostrarsi coperto da una maschera dalla corteccia ruvida, come quella del gelso.

Il poeta però riprende con: “E se lo sa mio padre mi metterò in cammino, se mio padre lo sa, m’imbarcherò lontano”.

Forse neppure il coltello e la maschera sono sufficienti per sconfiggere l’infingardo desiderio. Nina è sempre lì, nei suoi pensieri. Una Nina, Mille Nina. Sino a quando? Fortuna che c’è un veto che l’autorità paterna ha posto al giovane. Non una parola pronunciata dal padre. E’ sufficiente per lui saperlo austero, imponente, retto.

“Mastica e sputa prima che faccia neve.”

Ho visto Nina volare, il mio pensiero lo concludo così:

Ossessiva la chiusa. Sembra quasi ripetersi all’infinito, sì, che la possano meditare le generazioni a venire.

 

(Ho visto Nina volare, il mio pensiero) (analisi tra ricerche e mia interpretazione)

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