INTERFERENZE

Interferenze

INTERFERENZE

Il mio terzo volume di poesia. Interferenze mostra versi inversi in versi diversi. Ovvero una selezione molto accurata di scritti poetici di ben dodici anni. E’ così l’approccio:

Interferenze La foto mostra una premessa interessante e fa presagire qualcosa di notevole che il libro potrebbe offrire in fatto di contenuti. Potrei allora dire: “Non resta che leggerlo”. Invece no. La presentazione di “Interferenze” merita di più e lo faccio pubblicando qui la premessa che come si sa, la può scrivere sol.o l’autore.

PREMESSA

Dodici anni circa, troppi o troppo pochi? questo non lo so ancora. C’è n’è voluto di tempo per far maturare l’idea di pubblicare questo nuovo volume poetico, il terzo. Sarà l’ultimo? Difficile dirlo, tanto quanto è facile presumerlo. Del resto l’età avanza e poi, nella mia mente frulla il pensiero di dedicarmi alla scrittura di romanzi, lavoro che richiede un tempo minore per realizzarsi… almeno spero.

Per ora, vado avanti in cotal lignaggio poetico e a te che hai aperto questo libro dico: Non soffermarti al vacuo mio dire, piuttosto medita con il tuo sentire.

INTERFERENZE: Ragione e Amore

In fondo la ragione e l’amore sono i vettori che sospingono le persone sensibili a incidere su carta i versi che il loro cuore contiene e le fa divenire poeti; nel senso che da ogni poro della pelle scaturiscono parole pregne di significato, spesso non compreso dai più, intenti piuttosto nel programmarsi la vita ignorando i messaggi che invitano a riflettere sui bisogni esistenziali dello spirito e dell’anima piuttosto che sui bisogni del corpo.

Per la stessa ragione, qui pubblicherò “versi diversi”, ovvero poesie del cuore e del sentimento mutate in prosa e racconti brevi. Per me, infatti, tutto è poesia; basta saper coglierne il valore.

Anche il poeta, sia ben chiaro, è assoggettato ai bisogni del corpo giacché egli è vivo, presente, cosciente e consapevole di quanto sia impervia la via della vita, la strada verso i traguardi che si prefigge. Però antepone, perché la sente come esigenza, la necessità di scrivere, o di parlare, esprimendosi in elevato dire. Con la poesia, insomma, ovvero in saggi in prosa.

Dunque, che dico? Gli argomenti sono tanti e la scelta non è poi così scontata, né facile.

Farò in tempo? Forse sì. Intanto mi accingo a impaginare quest’opera, la terza dedicata alla poesia. Cercherò di metterci dentro tutta l’anima, come ho fatto per le altre mie opere, anche se questa volta qualcosa è cambiato; sì, sono cambiato io. Dirvi come, però, non è facile, perché è un qualcosa che scaturisce dal di dentro, fuoriesce come fluido ancestrale, plesiomorfo, che nella sistematica biologica rievoca riverentemente l’antica genia degli esseri pensanti, creatori del bello, della poetica, del sentimento, della ragione, dell’amore.

Incomincio con un’estemporanea, giusto per dare il mio incipit all’intera opera che segue.

LA STIMA

InterferenzePensa… Pensaci

Per poter giungere a un risultato di stima occorre mettere in atto delle tecniche teoriche attraverso l’uso di strumenti atti a formulare un giudizio che sia il più attendibile rispetto all’esito che se ne vuole ottenere. Se proviamo a valutare l’oggetto di stima, inevitabilmente ci rendiamo conto che esso può apparire sia in formulazione positiva (segno +) che negativa (segno ).

Che poi l’apparenza sia soddisfacente, dipende appunto dall’uso che se ne farà dei risultati ottenuti. Tutto dipende dalla formula, perché abbiamo a disposizione procedure di stima che ci consentono di ottenere i numeri che contano nell’ambi-verso, a pieno appagamento del punto fermo che si è voluto ottenere.

Il punto fermo, dunque, è ciò che si vuole che produca la stima, nel senso che se ti capita di incontrare una persona e ti rendi conto che vale, farai di tutto per abbatterla dal momento che la consideri tuo nemico. Uccidere un valoroso, infatti, è l’obbiettivo del vigliacco, secondo il principio insano in voga nell’antico medio evo: “mors tua, vita mea”.

La formula di stima che tu hai messo in essere è una di quelle che gioca tutta a tuo vantaggio; ha per desinenza “ismo” in un denominatore comune frutto dell’egoismo, “massimo”, sì che la tua vittima tu sia certo, muoia.

Eppure, a pensarci bene, il valoroso non era tuo nemico; Allora, perché lo hai assoggettato ad una stima con segno meno? E’ vero, ne sapeva più di te, mai però ti avrebbe osteggiato, anzi…Egli ti avrebbe sospinto a gran lena verso una meta comune nascondendo la sua faccia dietro una grande mano, perché la tua di faccia fosse in primo piano. Ora la tua ha un niente davanti a sé; guarda il vuoto, l’infinito deserto senz’acqua e ombra, quello stesso infinito buco nero nel quale hai ficcato quel valente con la tua mala lingua tagliente.

Sai, tu che leggi, devi sapere che quell’egoista è morto, sepolto sotto le macerie del suo essere infido, sotto travi crollate della sua arroganza, sotto cumuli di coglione-ria, la sua. Ora dimmi: qual è il criterio di estimazione che vuoi adottare per costruirti la via? Qual è il comune denominatore?

Pensa… Pensa molto prima di applicare il tuo procedimento; prova a utilizzare il comparativo tra te e il valente che incontri sulla tua strada. Serviti del metodo del rispetto, che è poi quello che suggerisce la saggezza; Sii indiretto e analitico prima di sputare merda addosso a chi ti sta davanti. O vuoi che il valente ti rovesci addosso il mondo della ragione e del buon senso?

Pensa… Pensaci.

Fin qui la premessa. Potrei chiuderla qui, invece vado avanti e pubblico una poesia, giusto quella contenuta a pagina 146 del libro “interferenze”

L’OMBELICO

Non ho idoli né in cielo né in terra
perché ovunque esplode la guerra;
Non ho santi né angeli dietro le spalle
e cammino da solo in questa mia valle.

M’han detto di Dio che esiste davvero,
m’han detto pure che è un padre severo.
Non sa la gente ragionare col cuore
e in tutto ci mette il suo giusto furore
se parla dicendo le cose più strane
convinto d’evitare tutte le grane.

Non ha capito la gente, perché non ha vissuto le pene,
e non sa distinguere credi a me, né il male né il bene.
In questo tempo di eccidi segnato dall'odio
i popoli della terra sono presi d'assedio
con armi diverse a seconda del podio
sul quale s'erge potente il padrone del rodio.
Di là dal trono elargisce i suoi doni ambiti
povertà e fame sono i suoi preferiti.
Non ho idoli tra i politici al governo assunti
né tra i grandi ad ogni traguardo giunti;
sono entrambi figli di una triste storia
che si ripete ahimè da secoli a memoria
e non cancella degli scempi il ricordo
che resta impresso perenne sulla pelle del mondo.
Eccolo Dio, non lo vedi? No, perché s'è eclissato
oppure è morto, chi lo sa? anche lui è andato
come la parola che l'umanità non ha capito
d'un uomo venuto a far patti col cuor granito
chiuso all'ascolto del mistero d'un mondo antico
dove l'umanità a vita venne da un unico ombelico.

Ecco dunque a Voi, amici appassionati di Poetica "INTERFERENZE" Non manchi dalle vostre raccolte sui temi della vita.

(interferenze <Versi inversi in versi diversi)

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