• 20/05/2022 23:09

TEATRIAMOCELA

MUSICA POESIA E TEATRO CON GIANNI NACHIRA

amore che vieni amore che vai
IL FEELING TRA AUTORI E CANTAUTORI

 

Ci sono autori che hanno la fortuna di crescere e formarsi nell’ambiente giusto, per poi emergere. Altre sì, ci sono autori che pur non essendo “figli d’arte” in qualche modo riescono a farsi apprezzare e quindi a prendere il volo sospinti da un favorevole vento in poppa dopo aver creato il feeling tra autori e cantautori. E, ancora, ci sono autori che hanno la predisposizione innata per scrivere, percorrendo però, sentieri erti, che non consentono loro di farsi apprezzare in un auditorio.

Se nei primi due casi lo scopo viene raggiunto -ovvio che stiamo parlando di autori di valore e merito-. il terzo caso (ma potrebbero essercene anche un quarto, un quinto ecc…) ha dei risvolti che devono essere esaminati, se si vuole sapere perché non ci sia stato il giusto riconoscimento.

Stiamo parlando di autori di testi per canzoni.

In antifona affermo che un autore è sconosciuto perché non è riuscito a far diventare famoso almeno un testo.
Ciò sottende che ci sono cause di fondo che hanno creato l’impedimento. Questo però è un fatto strettamente legato all’autore, per cui né pubblico né discografici o cantanti possono essere ritenuti responsabili.
Non è dunque da considerarsi un insuccesso se un autore non è conosciuto. resta però in fatto che egli è comunque un autore.
Detto questo, si evince chiaro il principio secondo cui chiunque, sentendosi autore, ha in sé il bisogno di tentare in qualche maniera di farsi conoscere.

Il feeling tra autori e cantautori

Ovvio che Personaggi che hanno fatto la storia della canzone italiana sono lì, meritatamente e nessuno potrà mai sminuirne il valore artistico.
il feeling tra autori e cantautori

Prendiamo ad esempio il più grande autore italiano “Giulio Rapetti Mogol”; Lui è nato da padre discografico e autore. Si potrebbe dire che è stato baciato dalla fortuna. Non è così, perché se Mogol non avesse avuto il dono della “parola” non sarebbe potuto diventare il Poeta della canzone italiana.

Poeta, dunque, cioè, un uomo dotato di forte sensibilità, nonché di estro musicale, nel suo caso specifico.
Adesso però, parliamo di Voi autori sconosciuti, anzi no, parliamo di me; ne parlo io, sconosciuto quanto voi e che come voi mi porto dentro il desiderio di far conoscere i miei tesori d’arte.
Veramente, ho incominciato un po’ tardi a scrivere canzoni, esattamente nel 2003, all’età di 55 anni. Se mi chiedete il perché mi vedo costretto a rimandarvi alla lettura del mio romanzo che a breve pubblicherò. Qui posso solo anticipare che a 55 anni mi sono violentemente ribellato a una sorte avversa. Se non lo avessi fatto, oggi non sarei qui a raccontarvene la storia.

L’ambiente giusto per un autore

Per costrizione -e vi giuro non l’avrei mai fatto-, mi devo creare un ambiente consono alla mia personalità artistica.
In questo scorcio del 2019, si è fatto ancora più impellente il raggiungimento del mio obbiettivo d’arte.
Presentandomi direi che sono uno scrittore, un poeta, un paroliere (autore) e, perché no? Un compositore.
Definirsi compositore non è un fuori luogo; Infatti non ho detto “musicista” che è tutt’altra professione.
Compositore, un semplice compositore che sulle strofe dei suoi testi ci mette anche la musica; Ovvero che, dopo aver composto la musica, ci scrive sopra il testo, per farne nell’insieme una canzone.
Tutto questo è possibile solo se c’è l’ispirazione, cioè, quell’irrefrenabile impulso di scrivere, quasi sia un dettato suggerito da spiriti che ti spronano a farlo.
A me succede questo, altrimenti non avrei potuto scrivere in soli 16 anni 87 canzoni e comporre 23 brani musicali.
Che strano, l’illustre Mogol afferma che lui scrive il testo della canzone solo sulla musica preventivamente. Il contrario non lo fa. Ebbene, io si.

La strada del successo

Tornando a me, riprendo il discorso per aprirmi una strada verso il successo. Non è ambizione; Non è illusione né presunzione, come mi è solito sentirmi dire da persone a me vicine.
Le scuso, perché loro non sanno, non conoscono il mio sofferto che risale agli anni ’60; Non hanno idea di quanto mi sia costato rinunciare -gioco forza- a un mestiere che già da bambino pensavo sarebbe stato il mio.
Adesso che il trambusto di una vita lavorativa per altro sconcertante è cessato, mi avoco il diritto di espormi, di esporre tutta la mia arte, quella prodotta, ovviamente, oltre quella che so di poter produrre da qui in poi. Per questo voglio crearmi il feeling tra autori e cantautori.

L’alternativa

Tuttavia, la consapevolezza che la strada del successo è erta, mi fa optare per una soluzione alternativa, cioè quella di propormi come cantautore e, scusate l’ironia, raddoppio le difficoltà, perché metto sul piatto il non senso della mia voce, che di professionale ha ben poco. Si, va bene, però c’è la passione -mi è stato detto-. 
Cosa voglio dire? Ma semplicemente che in perfetta solitudine non si può pretendere di più. Infatti, se a lavorarci su si è in più artisti, di certo il traguardo sarebbe più prossimo e il risultato più di qualità.
I migliori autori, mi risulta, hanno sempre avuto al loro fianco collaboratori, esperti linguisti, strumentisti, attrezzature professionali, sale di registrazione, tecnici del suono ecc…
Mentre io (noi sconosciuti), con attrezzatura da ridere, con uno strumento musicale, tiro fuori le mie canzoni, quasi come per magia, registrate in casa con un microfonino da 70 euro.
So perfettamente che quanto affermo sopra è contro producente alla mia causa, tuttavia, questa è la verità e, si sa, la verità non ha mai fatto male.
ALLORA, VI LASCIO UNA CANZONE DAL TITOLO
“LA FUGA DI ROSA”

Una ragazza delusa per un amore finito, cade in una profonda depressione e si lascia andare sino cercare la fuga da sé… Ci riesce, purtroppo.

 

Il feeling tra autori e cantautori

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Gianni Nachira

E' presto detto: Da lavoratore, una volta raggiunta la pensione, sono riuscito a prendere in mano il sacco dove per anni sono state rinchiuse le mie passioni in campo artistico. Non è stato facile, perché l'età e l'impossibilità di farlo a tempo debito hanno parlato chiaro: "NON PUOI". Al ché io ho risposto: "Ma davvero?" Allora mi sono cimentato a fare teatro, a fare musica. FARE, CREARE, senza mollare e nonostante le difficoltà che la vita ancora oggi mi pone ad ostacolo, proseguo imperterrito sfidando il fato che da quasi sessant'anni mi assegna una sorte avversa. In questo mio sito ho messo insieme una parte di me e continuerò a farlo perché rimanga traccia di una storia di vita forse banale, ma comune a molti.

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